Ammonal – Beginning the end of everything


NOME: Ammonal
PROVENIENZA: Milano
GENERE: Melodic Death Metal
ANNO DI PUBBLICAZIONE:2010
SITO WEB: http://www.myspace.com/ammonalmetal
INFLUENZE: Children Of Bodom, At The Gates, Amon Amarth, Norther, Dark Tranquillity, Imperanon, In Flames, Amorphis, Kalmah, etc.
COMPONENTI: Leo – Lead/Rhythm Guitar & Vocals; Andrea – Lead/Rhythm Guitar ; Renzo – Bass ; ? – Keyboards & Choirs; Moreno – Drums

 


RECENSIONE:

Gli Ammonal sono una band giovane, forse troppo. Una di quelle dalle quali
tendi ad aspettarti squallide demo mal registrate, mancanza di idee, tecnica
rasentante lo zero.
E invece no, se parti da questi presupposti finisci per sentirti un imbecille, dato che ti ritrovi fra le mani(o sarebbe meglio dire fra le chiappe, e chi ha orecchie per intendere intenda, ma…è professionalmente poco accettabile)un prodotto che possiede una peculiarità rara al giorno
d’oggi: personalità.

Cosa suonano gli Ammonal, vi chiederete allora! Beh…difficile dirlo. A grandi linee, è come se Dark Tranquillity, Dimmu Borgir e Pantera si ritrovassero in una dimensione parallela il sabato pomeriggio per jammare con un pianista classico molto snob. Insomma, una sorta di MeloDeath/Thrah/”ognitantovagamente” Black con tastiere raffinate, quasi a voler rompere l’armonia disarmonica della somma di quella che è la crème dell’estremismo in campo metal. Sulle totali 6 tracce del disco, due sono quelle che ritengo il “biglietto da visita” ufficiale dei nostri: la stupenda “I Bleed”(con tanto di cantato femminile che ricorda l’analogo esperimento degli Inflames in tempi relativamente recenti)e quella genialata che porta il nome di “Fuckin’ Blues”, peraltro compresa da pochi, dato che l’intento non era – almeno credo – unire metal e blues musicalmente parlando, ma criticare quella triste branca di esseri umani ossessionata dall’hobby del razzismo
sonoro, insomma: open minded is good.

E concordando con il testo del succitato pezzo, pongo fine a questo mio breve ma appassionato articoluzzo, sperando di scorgere presto il nome della band presa in esame su qualche locandina…ho un disperato bisogno d’headbanging.

VOTO:


Recensione scritta da: Erika Martin