
NOME: Balrog
PROVENIENZA: Varese
GENERE: Insubrian Heavy Metal
ANNO DI PUBBLICAZIONE:2010
SITO WEB: http://www.myspace.com/balrogband
INFLUENZE: Metallica, Iron Maiden, Judas Priest, Nevermore, Mercyful Fate, Helloween, Death, Mastodon, Megadeth, Black Sabbath
COMPONENTI: Stefano Castagna – vocals; Stefano Luoni – guitars; Andrea Tibiletti – guitars; Andrea Bossi – bass; Tommaso Colombo – drums
RECENSIONE:
I balrog colpiscono subito per una produzione impeccabile, nessuno strumento copre gli altri, e rimane una perfetta predominanza della voce, pregevolissima per un gruppo emergente!!!
La prima canzone è “The Wait”, dall’intro orientaleggiante e che stacca subito con una voce graffiante sia graffiata in puro stile thrash, che acuta da heavy, simile a quella dei Sancutuary Saltano subito all’orecchio le grandi capacità del cantante e la cassa bella presente e triggerata ;D
E’ poi il turno di “At the black gates”, forse la traccia più thrash dell’album, sempre una voce graffiante che accompagna il brano monopolizzando l’attenzione, fino ad un primo assolo sempre sulla falsa riga dei metallica del primo periodo, per poi lasciarci ad uno stacco melodico condito con un assolo lento ma con scelte armoniche azzeccatissime, per poi lasciarci in un riff più metalcore armonizzato, ultima parte cantata e botta finale, un pezzo dal grandissimo impatto.
La terza è “The rise”, qui l’influenza di megadeth e metallica è chiarissima, ma rimanendo più personali, riff azzeccatissimi, nessuna scelta è opinabile. La canzone si apre poi in un crescendo epico e ci lascia ad un altro arpeggio pulito carico di tensione che accompagna un assolo lento e poi da un buonissimo accompagnamento alla voce evocativa del cantante. Un crescendo che fa immaginare un ritornello apertissimo, invece si spegne in un altro arpeggio, ma più carico del precedente, con riffs di chitarra distorta che rinforzano la traccia pulita. Ultima parte thrash accompagnata da chitarra distorta ed arpeggio in sottofondo che si conclude con un fade out.
“The shadows” ha un intro molto maideniano, tanto che dopo il primo riff armonizzato entra una bella cassa terzinata e una voce acuta (senza mai tralasciare la dovuta impronta thrash) che accompagnata dai giri di chitarra di Andrea e Stefano è resa ancora più epica. Alone che non abbandona il resto della traccia. La mia preferita ;D
“Tears” inizia con un buonissimo arpeggio acustico molto dinamico, unica nota negativa, non sono stati eliminati i rumori dati dallo sfregamento del plettro sulle corde, cosa che disturba leggermente il riff, che tuttavia viene dimenticata quando si apre in una parte elettrica che riprende il tema dell’arpeggio, ma in modo molto metal, accompagnando assoli e ritmiche con abbellimenti sui cantini, una buonissima strumentale, non ipertecnica, ma pregevolissima per le scelte melodiche.
“Change a woman for hell”, nulla da dire, buonissimo pezzo, in cui spicca la voce di Stefano “Obscure” che si alterna con assoli melodici ed arpeggi cristallini.
“Perpetual circle”, qui mi stupisce un intro con la cassa in quarti e la melodia che diventa sempre meno dal sapore maggiore e si apre in un riff in 6/8 molto meshuggoso, per poi aprirsi in un ritornello che non può non restare in testa (l’ho cantato per ore dopo averla ascoltata, è diventata una maledizione xD), qui tutto scorre liscio e melodico, per poi chiudersi in un bridge che ricorda i ritmi malatissimi dei meshuggah, ma la tensione finisce subito per rilegalarci quel famoso ritornello dalle tinte epiche maideniane per poi concludersi in ostinato che si conclude con un fade out, e così l’intero album
Grandissimo gruppo, gli auguro di riuscire a promuovere adeguatamente questo album, merita.
VOTO:
Recensione scritta da: Matteo Roncaglio